Il profumo di un gelsomino
Passeggio per un vicolo della mia città. Un vicolo quasi nascosto alla gente che passa di fretta, diretta chissà dove. Corrono freneticamente verso una meta sempre diversa.
La mamma col bambino nel passeggino. Due innamorati che, tenendosi per mano, si perdono a guardare lo schermo del loro telefono. Una signora anziana, ansiosa di arrivare dal parrucchiere, passa spedita come una ragazzina appena adolescente. Un uomo sulla quarantina, vestito in modo elegante, si ferma fuori dal vicoletto. Estrae dalla tasca un pacchetto di sigarette, ne accende una e riprende il suo cammino.
Questa stradina sembra quasi invisibile. Eppure esiste. La sto attraversando.
Nel mezzo mi perdo in un profumo meraviglioso.
Chissà da dove proviene.
Mi avvicino alla grata che costeggia il vicolo. Dall’altra parte, un gelsomino è in fiore.
La dolcezza del suo aroma mi ubriaca di genuinità.
Chiudo gli occhi e inspiro profondamente, lasciandomi avvolgere da quell’essenza meravigliosa.
Li riapro.
Davanti a me c’è una persona malconcia.
I vestiti sono strappati. I capelli, lunghi e sporchi. Il volto è segnato da chissà quante percosse.
Ai piedi porta una sola scarpa, mezza rotta.
La guardo per un istante.
Poi le chiedo chi sia.
Non risponde.
All’improvviso, nella mia testa, sento una voce.
“Io sono questa strada.”
Rimango immobile.
La figura non muove le labbra, eppure continuo a sentirla.
“Un tempo ero la più bella di tutte, anche se non la più importante.”
Abbassa lo sguardo verso le pietre consumate del vicolo.
“Le persone venivano qui per ammirare i gelsomini in fiore. C’era chi si fermava a fotografare il tramonto e chi cercava qualche istante di tranquillità.”
Si volta leggermente verso la grata.
“Mi tenevano pulita. Le finestre restavano aperte. Le voci riempivano l’aria.”
Per un istante, mi sembra quasi di sentirle anch’io.
Risate lontane.
Passi lenti.
Il brusio di una vita che non ha bisogno di correre.
Poi tutto svanisce.
Resta solo il silenzio.
Lo guardo.
Non riesco a capire.
«Ma… cosa è successo?»
Per la prima volta i suoi occhi incontrano i miei.
Sono occhi stanchi.
Non chiedono compassione.
Sembrano soltanto aver smesso di aspettare.
Poi la sua voce torna a riempire i miei pensieri.
“Le persone hanno imparato a correre.”
Fa una breve pausa.
“Ma hanno dimenticato come ci si ferma.”
Abbasso lo sguardo.
Non so cosa rispondere.
“Un tempo osservavano.
Oggi guardano soltanto.”
Il vento attraversa il vicolo.
Per un istante il profumo del gelsomino torna a farsi sentire.
Quasi volesse darle ragione.
“Credono di rincorrere il tempo.
In realtà è il tempo che stanno perdendo.”
Le sue parole rimangono sospese nell’aria.
Vorrei aggiungere qualcosa. Chiederle ancora chi sia. Capire perché abbia scelto proprio me.
Ma nessuna domanda riesce a uscire dalle mie labbra.
Resto immobile. Ad ascoltare il silenzio.
Un silenzio che, stranamente, sembra avere molto più da raccontare di qualsiasi parola.
La figura accenna un lieve sorriso.
Non è un sorriso di felicità.
È il sorriso malinconico di chi ha smesso di aspettarsi che qualcuno comprenda davvero.
Poi abbassa lentamente lo sguardo.
Una folata di vento attraversa la stradina.
Istintivamente chiudo gli occhi.
Il profumo del gelsomino torna ad avvolgermi.
Quando li riapro…sono di nuovo solo.
La figura è scomparsa.
Guardo intorno a me.
La strada è la stessa.
Le pietre.
Il cancello.
Il gelsomino.
Tutto sembra esattamente com’era pochi istanti prima.
Resto lì, immobile. Non so se ciò che ho vissuto sia stato reale o soltanto il frutto della mia immaginazione.
Ma, in fondo, credo che abbia poca importanza.
Da quel giorno, ogni volta che sento il profumo di un gelsomino…
rallento.

“Credono di rincorrere il tempo.
In realtà è il tempo che stanno perdendo.”
❤️